Le manipolazioni vertebrali sono un gruppo di tecniche passive di medicina manuale ampiamente utilizzate per il trattamento delle condizioni dolorose legate al rachide.
Cosa sono le manipolazioni vertebrali?
Secondo l’IFOMPT (https://www.ifompt.org) (International Federation of Orthopaedic Manipulative Physical Therapists) le manipolazioni vertebrali vengono definite come un movimento passivo, condotto ad alta velocità e bassa ampiezza, applicato ad un complesso articolare senza che ne vengano oltrepassati i limiti anatomici. La caratteristica comune di queste tecniche è la produzione del “cracking” o “popping” sound, attribuibile alla cavitazione delle articolazioni zigoapofisarie, dovuta alla formazione di bolle gassose di azoto, ossigeno e anidride carbonica all’interno del liquido sinoviale (Brodeur, 1995).
A cosa servono le manipolazioni vertebrali?
Le manipolazioni vertebrali trovano indicazione nella maggior parte delle condizioni di dolore acuto, subacuto e cronico della colonna vertebrale, soprattutto se correlate a una restrizione di movimento. Sembrerebbe ci sia un aumento della scarica dei neuroni afferenti, un’interazione con i riflessi spinali, un’attivazione del sistema nervoso autonomo,una modulazione del dolore e, infine, un effetto psicologico. Nonostante tutti questi potenziali risultati, in letteratura non è ancora stato completamente compreso come le manipolazioni spinali abbiano luogo.
Effetto sui neuroni afferenti
Secondo un primo studio condotto da Pickar et al. (2001) forze simili alla manipolazione spinale applicate alla colonna vertebrale di gatti anestetizzati hanno aumentato la frequenza di scarica delle afferenze propriocettive, in particolare del fuso muscolare e dell’organo tendineo del Golgi. Allo stesso modo, con due ulteriori pubblicazioni, una del 2002 e l’altra nel 2012, Pickar ha suggerito che la forza meccanica della manipolazione spinale colpisce principalmente i neuroni afferenti nel tessuto paraspinale innescando risposte neurofisiologiche sul sistema nervoso centrale e periferico, inducendo i recettori sensoriali a inibire l’attività muscolare.
Effetti sui riflessi spinali
Una ricerca condotta da Fryer et al. (2012), ha concluso che la manipolazione vertebrale sarebbe responsabile di una sostanziale diminuzione dell’ampiezza del riflesso di Hoffmann (riflesso H); risultato riportato, successivamente, anche da Groisman et al. (2014), il quale ha osservato una riduzione del riflesso H maggiore del 20% in circa un terzo dei partecipanti. Inoltre, secondo Voerman et al. (2005), le tecniche HLVA avrebbero un effetto anche sul riflesso tendineo (riflesso T), in quanto ne causerebbero un aumento significativo della velocità di conduzione.
Modulazione del dolore
Secondo una recente revisione sistematica condotta analizzando 47 RCT da Rubinstein et al. (2019) la manipolazione vertebrale sarebbe responsabile della diminuzione immediata, seppur di breve termine, della sensazione dolorifica in pazienti con lombalgia cronica.
Effetti sul sistema nervoso autonomo
Uno studio condotto da Sato et al. (1984) ha riportato l’inibizione del deflusso simpatico nei ratti, con una conseguente riduzione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca, mentre un’altra revisione sistematica ha evidenziato un aumento della conduttanza cutanea e una diminuzione della temperatura epidermica, indicando l’attivazione del sistema nervoso simpatico, senza però differenziare l’intervento eseguito tra manipolazione vertebrale e mobilizzazione spinale (Kawchuk et al; 1992).
Wirth et al. in una pubblicazione del 2019, ha osservato una significativa riduzione della pressione arteriosa sistolica dopo HVLA al rachide cervicale sia in adulti normotesi con dolore acuto al collo sia in adulti normotesi sani e un aumento della conduttanza cutanea dell’arto inferiore dopo manipolazione lombare, sia nei partecipanti sani che in quelli con LBP di durata inferiore a 12 settimane.
Al contrario, però, non è stato osservato alcun cambiamento nella saturazione dell’ossigeno dopo manipolazione della colonna vertebrale toracica superiore (segmenti T1-T4) e nessuna variazione del diametro pupillare dopo HLVA ai segmenti T3-T4.
Effetto psicologico
Come riportato da una revisione sistematica di Williams et al. (2007), ottenuta dall’analisi di 12 RCT, la manipolazione vertebrale sarebbe responsabile di cambiamenti nella sfera psicologica dei pazienti.
Le manipolazioni vertebrali sono pericolose?
Nonostante la frequente applicazione clinica, le manipolazioni vertebrali rimangono tuttora argomento di dibattito tra le varie figure sanitarie, soprattutto per quanto riguarda la loro pericolosità. A tal proposito, Ernst et al. (2001), in una revisione sistematica di cinque indagini prospettiche sui rischi della manipolazione spinale, ha concluso che reazioni avverse transitorie da lievi a moderate si verificano in circa la metà dei pazienti sottoposti a manipolazione spinale, la cui reazione più comune è un aumento del disagio locale, con risoluzione spontanea nell’80% dei soggetti nelle 24 ore successive al trattamento.
Sono stati segnalati anche gravi effetti collaterali, come seri problemi alla colonna vertebrale o danni neurologici conseguenti a dissecazione vertebro-basilare dopo manipolazione del rachide cervicale. Tuttavia, sono molto rari e non ci sono stime accurate della frequenza con cui questi si verifichino: infatti, secondo una ricerca condotta da Herzog et al. (2012), lo stiramento dell’arteria vertebrale durante le manovre HLVA è decisamente inferiore rispetto all’allungamento raggiungibile durante i test di valutazione del ROM articolare. Pertanto, secondo questo studio, è possibile affermare che le manipolazioni cervicali sono sicure da un punto di vista biomeccanico.
Ovviamente, la probabilità che si manifesti un evento avverso è strettamente correlato alla compresenza di problemi di salute di base che aumentino il rischio di lesioni, perciò è molto importante che i professionisti valutino attentamente i pazienti analizzando le informazioni sulle loro condizioni di salute ed eventuali terapie farmacologiche.
Manipolazioni vertebrali: controindicazioni assolute e relative
Controindicazioni assolute:
- Tumori
- Infezioni
- Patologie metaboliche
- Patologie congenite
- Alterazioni conseguenti a farmaci: corticosteroidi a lungo termine
- Infiammazioni
- Traumi
- Disturbi neurologici: compressione del midollo spinale, compressione della cauda equina, compressione della radice nervosa con aumento del deficit neurologico
- Insufficienze vascolari
- Mancanza di consenso del paziente
- Dolore o resistenza nel posizionamento del paziente
- Instabilità vertebrale: spondilolisi e spondilolistesi
- Osteoporosi
- Presenza di osteofiti
Controindicazioni relative:
- Reazioni avverse alla precedente terapia manuale
- Ernia del disco o prolasso
- Gravidanza
- Vertigine
- Dipendenza psicologica dalle tecniche HVLA
- Lassità legamentosa
- Calcificazione arteriosa